IO SONO PER LO SCARABOCCHIO


Quando il bambino osserva che la matita lascia il segno sul foglio scopre la traccia come mezzo di comunicazione gratificante, efficace e permanente. Il primo tentativo di disegno del bambino è lo scarabocchio: è frutto di un grande sforzo espressivo e il fatto che un adulto lo accolga positivamente e ne riconosca il forte contenuto emotivo, porta un grande senso di soddisfazione al piccolo che sarà sempre più invogliato a fare altri esperimenti artistici sempre più maturi.

…. e poi disegnare fa bene, a prescindere dal risultato.

FANTACOLORE: il primo corso di disegno per bambini


FANTACOLORE è un laboratorio in cui i bambini si divertono a prendere confidenza con vari strumenti di disegno: iniziano un percorso spontaneo alla scoperta delle prime tracce lasciate sui fogli e, attraverso uno specifico progetto, vengono invogliati a esprimere la loro creatività innata.

FANTACOLORE è rivolto ai bambini di età 0 – 5 anni e ai loro genitori: in primo luogo perchè i più piccoli riconoscono nei più grandi un modello e, osservandoli e imitandoli, catturano i loro gesti per rielaborarli nella loro individualità, in secondo luogo perchè è un’esperienza che arricchisce gli adulti i quali condividono momenti di divertimento e di crescita dei loro bambini lavorando insieme “a quattro mani” alle loro piccole opere e, con spensieratezza e allegria, ritrovano il loro lato creativo.

Al FANTACOLORE si offrono spunti attraverso progetti e pratiche specifiche, non si impone il raggiungimento dell’obiettivo tecnico: pur lasciando principalmente spazio alla fantasia e alla voglia di esprimersi, si apprendono e si immagazzinano, anche inconsapevolmente, gli insegnamenti proposti facilitando un futuro percorso creativo.

Il disegno è divertente, è gioco, è evasione, è fantasia, è energia, è comunicazione, è espressione si sè…

… per i bambini è un evento istintivo e gratificante che arricchisce la loro personalità e che li accompagna nella crescita

… per gli adulti è una bella riscoperta.

A settembre a Bergamo  iniziano i corsi del FANTACOLORE, per informazioni scrivere a info@giusyabbatiello.com o telefonare a Giusy al numero 339 7597392.

LIBRERIE ALTERNATIVE


Una mia cara amica ha appena preso casa: è un grande lettrice e ha una valanga di libri da cui, giustamente, non ha la minima intenzione di separarsi parcheggiandoli in cantina a impolverarsi. Così mi ha chiesto come avrebbe potuto “sparpagliarli” in giro per casa evitando di comprare una dispendiosa libreria.

Dunque, di idee ce ne sono parecchie, bisogna avere ben chiari gli spazi e gli elementi di cui si dispone: per esempio se la casa è disposta su due o più piani ci sarà per forza una scala che, se è sufficientemente larga, può trasformarsi in libreria appoggiando qualche libro su ciascun gradino, così si arricchirà anche un elemento della casa che spesso viene lasciato scarno. Immagine

ImmagineInotre se, come spesso capita, ci si ritrova delle piastrelle avanzate da lavori di ristrutturazione o di costruzione stessa della casa, si possono riutilizzare: comprando in un qualsiasi negozio di bricolage dei reggimensola a “L”, le piastrelle di scorta si possono trasformare proprio in mesole. Questo in verità varrebbe per qualsiasi oggetto piano, dunque si possono riciclare anche vassoi o uno stesso libro dalle dimensioni abbastanza grandi, oppure una cassetta di frutta. Questa poi è molto versatile perchè si può disporre sia in senso orizzontale, cioè con il fondo parallelo al pavimento, sia in verticale dunque con il fondo adiacente al muro; con la stessa logica la si può appoggiare a terra anzichè appenderla al muro.Immagine

ImmagineLa mia amica è una bravissima cuoca, per lavoro prepara fantastici dolci per buffet, dunque avrà una marea di libri di cucina, ecco, per quelli suggerisco il piano della cappa, ovviamente se si ha un modello adatto.Immagine

In realtà un po’ tutto può diventare libreria: anche i davanzali delle finestre (ovviamente per pochissimi libri altrimenti non si aprono più) oppure le vecchie borse rigide possono fare da porta riviste o ancora se si hanno delle sedie vecchie si possono riutilizzare semplicemente disponendole in fila con un fianco lungo la parete e appoggiando i libri allo schienale. Immagine

ImmagineEventualmente si possono acquistare librerie low cost o farne su misura in modo che la composizione non sia troppo dispendiosa; di soluzioni ce ne sarebbero eccome, conosco un sacco di posti dove trovare cose belle a prezzi buoni. Una cosa è certa, le case senza libri sono vuote perchè questi, oltre a essere il cibo per la nostra mente, sono anche complementi d’arredo che arricchiscono fortemente un ambiente. Dunque lasciarli in cantina sarebbe un vero spreco!

Semplice contrasto


Come avrete capito il mio lavoro ha come mezzo e fine la semplicità. Non per questo rifiuto elementi esteticamente più impegnativi anzi, trovo che sia necessario qualcosa di eccessivo, che possa conferire personalità agli ambienti rigorosamente uniformi. Io  propongo contrasti temporali e stilistici, pochi, isolati ma decisi, anche violenti: barocco in stanze moderne e high tech dove c’è l’antico.

Riferendomi in particolare agli apparecchi di illuminazione come elementi chiave di ogni casa sia per necessaria funzione sia per inevitabile impatto visivo, dai lampadari a sospensione, ad applique, plafoniere, lampade da terra ecc… trovo troppo scontata l’equazione ambiente moderno = lampadario moderno o viceversa. Io propongo l’esatto contrario! Azzardi come uno chandelier antico in una cucina minimal? O una vecchia lanterna in un bagno? O applique di modernissimo design di vetro in salotti classici? Lampade totalmente decontestualizzate e piazzate lì dove non c’entrerebbero nulla: io dico che così risaltano sia la lampada che l’arredamento creando un po’ di unicità all’insieme, invece negli ambienti impeccabilmente omogenei i singoli elementi, scelti minuziosamente e coerentemente, si disperdono.

Nel dubbio poi ci sono sempre i prudenti faretti….

COLORE: POCO MA BUONO


Buongiorno!! Oggi parlo di colore, poco, intenso e usato bene…

Se, come spesso accade nelle case moderne, avete un ambiente in cui predominano il bianco e il grigio e volete ravvivarlo senza sostituire o ritoccare mobili nuovi, il mio consiglio è molto semplice: trovate un colore molto forte tipo rosso o fuxia o blu elettrico o arancio ecc… uno solo: sarà il vostro colore! Di questo potete trovare piccoli complementi d’arredo, dettagli che messi insieme daranno un nuovo volto all’ambiente: parlo di elementi come cuscini, vasi, fiori, cornici, candele… anche gli oggetti più piccoli possono creare dei punti focali che cattureranno l’attenzione!

L’ideale sarebbe avere un richiamo del vostro colore anche in elementi più importanti come apparecchi di illuminazione e tende, ma attenzione! Lampade, lampadari, applique ecc… ormai vengono proposti in tantissimi colori e materiali, secondo me sono bellissimi e possono ravvivare intensamente un ambiente bianco&grigio, ma si deve andare oltre al gusto personale e bisogna sceglierli in base alle caratteristiche tecniche e allo stile, non solo per il colore (ma quello della scelta dei lampadari è un argomento che merita un approfondimento a parte…).

Invece per le tende il mio consiglio è quello di trovarle di colori neutri simili al resto dell’arredamento, ma con piccoli inserti, disegni o anche solo i bordi o i nastri ecc…. del vostro colore, sarà un richiamo in più restando sempre nella sobrietà.

In ultimo, ma non meno importante, le pareti!!! Se fino a ora avete scelto mobili dai colori così prudenti, probabilmente l’idea di pareti colorate non vi piacerebbe. Dunque aggiustatele solo con qualche elemento decorativo in cui predomini ovviamente il vostro colore: cornici, quandri, foto, orologi a muro e magari giusto qualche piccola decorazione murale. Pochi elementi, due o tre, e isolati. Singoli punti di colore che interrompano la monotonia del bianco&grigio.

Così, con un intervento minimo e decisamente low cost, vi ritroverete un ambiente intenso e totalmente rinnovato. Dunque, senza esagerare, COLORE SIA!!

CARTA DA PARATI


A me piace principalmente l’arredamento essenziale, pochi mobili e linee semplici. Funziona, ma a volte lascia pareti vuote e io non amo le pareti vuote e neppure quelle bianche. Se poi sono vuote e bianche le detesto proprio. Posso accettarle solo appena dopo il trasloco, dopo di che bisogna liberare dagli scatoloni quadri, quadretti, foto, poster, ritagli di giornali, immagini di vecchi calendari, cartoline, broschure, depliant…tutto ciò che si potrebbe appendere. E poi attaccare con chiodi e martello, con logica e ordine o a casaccio, come viene viene. Vedrete che bello vedere le pareti che prendono vita sotto le vostre mani ed è ancora più bello vedere gli ospiti che in casa tua le osservano a bocca aperta come se fossero i muri di un museo, non è detto che gradiscano, ma di sicuro si guarderanno in giro affascinati. Chiaramente è un’operazione da ragionare, servono criteri di selezione e senso di equilibrio per saper distinguere gli ambienti dove riempire da cima a fondo le pareti e quelli dove basta arricchirne minime porzioni.

É un periodo, però, in cui sto rivalutando la carta da parati. Riesce a dare effetti veramente entusiasmanti, valorizza l’arredamento, caratterizza l’ambiente, dona ritmo scandendo il muro con forme e colori. Questo vuol dire, ad esempio, che basterebbe una bella carta da parati colorata, un paio di sedie, un tavolino e poco altro per arredare con originalità e completezza un ingresso. Ma la cosa più bella è che si potrebbe applicare ovunque, in ogni ambiente della casa, chiaramente alternando fantasie semplici e sobrie ad altre molto decise e dal forte impatto.

Poi è chiaro, dipende dalla casa e dalla personalità di chi vi abita…

Esagerata ed esageratamente bella!

Verticalmente colorata

Sobria e raffinata

Si adatta...

Piena di fascino

RIFLESSIONI SULL’ARCHITETTURA


Sul mondo dell’architettura ci sarebbero tante, troppe cose da dire e infiniti argomenti da affrontare e il rischio di affogare inopportunamente in nozioni troppo tecniche e accademiche è decisamente alto. La mia intenzione è infatti quella di disporre delle mie conoscenze per discutere di ciò che l’architettura rappresenta, del suo significato, della sua essenza e di ciò che essa può esprimere, non di “dare insegnamenti”; la finalità di questo tipo di trattazione è quella di coinvolgere un pubblico non necessariamente esperto e che possa intervenire esprimendo le proprie opinioni, che possa entusiasmarsi alla materia pur non avendo avuto una formazione universitaria o professionale.

Sento il bisogno e il dovere di citare, seppur brevemente, Vitruvio, architetto, teorico e primo trattatista della storia dell’architettura, uomo dal pensiero incredibilmente attuale e profondamente moderno, nonostante la sua attività risalga al I Sec. a. C. Attraverso lo studio dell’architettura Greca e Romana egli sostenne che “l’architettura è una scienza”. Non è un concetto così ovvio perché racchiude in sé molto altro: l’architettura non è una tecnica che si può apprendere sui manuali, non è solo “l’arte di edificare” e non riguarda solo teorie, progettazione e costruzione di edifici. L’architettura è dunque una scienza e pone fondamento in tante altre scienze, dalla geometria, alla matematica, alla medicina, all’anatomia, alla legge, all’astronomia, all’ottica e all’acustica.

Questo breve cenno mi ha fatto rispolverare la mia prima lezione all’università di storia dell’architettura: ricordo bene il fremito di quella mattina nell’ascoltare e prendere appunti rendendomi conto che stavo avendo il privilegio di immagazzinare nella mia testa tutte quelle cose dal significato eterno ed universale. Con il passare del tempo, più o meno dalla seconda metà del mio percorso universitario, probabilmente più consapevole di quanto avevo appreso e di quanto continuavo ad apprendere, ho maturato l’idea che un architetto deve necessariamente conoscere e saper applicare tutte le quelle scienze che Vitruvio aveva sostenuto essere parti integranti dell’architettura, ma deve possedere anche un’innata sensibilità che lo renda interprete dei bisogni, della cultura, della tradizione di un popolo e delle caratteristiche di un luogo, affinché tutto questo si rifletta nella sua l’opera.

Attenzione, ho parlato di sensibilità e non di aspetti soggettivi! Si tratta di una predisposizione mentale che fa sì che ad un architetto risulti naturale avere ciò che io chiamo “anteprime mentali”: ciò vuol dire “vedere” nella propria testa le soluzioni prima della loro realizzazione, attraverso immagini che paiono già così nitide e chiare da sembrare reali. Dunque si possono elaborare progetti, studiarli, correggerli e ricorreggerli, quasi conoscendo già con discreta sicurezza quale sia il risultato concreto.

Inizialmente ero convinta che si trattasse di normali elaborazioni mentali che chiunque può avere spontaneamente, invece ho capito che non è così, che non tutti riescono a “vedere prima” i risultati e che probabilmente è questo che fa la differenza tra una persona predisposta a fare buona architettura e una che non lo è.

Le “anteprime mentali” possono nascere sì senza grandi sforzi, ma mai dal nulla, non sono fasi istintive e non si raggiungono “a sensazione”: affinché si manifestino è necessaria prima di tutto l’analisi preliminare e meticolosa di ogni dettaglio, lo studio, le ricerche sui luoghi e sulle persone, perché solo così si può immagazzinare una serie di informazioni indispensabili per trovare la soluzione giusta.

Da un corretto e quanto più approfondito studio scaturisce facilmente un opera funzionale, oggettivamente bella, profondamente espressiva e in qualche modo unica.